Posted in lexèmes, retorice, sémèmes

Retorice VIII

Si daca transcriu ca sa ma pierd de mine?
Sa devin un Pessoa, Boris, Pavic, Sorescu, Nichita – o identificare, o re-traire indirecta a scrisului, a scrierii, lipsita de ganduri si creare, un furt de identitate – degraba restituita…
Sau poate un mod de a-mi manifesta tanjirea tainica de a le fi fost cumva, aproape? Spirit, adiere, tencuiala camerei, cerneala, hartia, randurile; timp, spatiu…

* Le persone sono come le vetrate colorate: brillano e scintillano quando fuori c’è il sole, ma al calar delle tenebre viene rivelata la loro vera bellezza solo se è accesa una luce dall’interno.
(Fernando Pessoa — Il libro del’Inquietudine)

* Dal mio quarto piano sopra l’infinito, nella plausibile intimità della sera che scende, alla finestra verso lo spuntare delle stelle, i miei sogni viaggiano in sintonia verso paesi sconosciuti, o immaginati o soltanto impossibili.

* Io non ho fatto altro che sognare. E’ stato questo, e solo questo, il senso della mia vita. Non ho mai avuto altra vera preoccupazione se non la mia vita interiore. I più grandi dolori della mia vita si attenuano quando, aprendo la finestra che dà dentro di me, posso dimenticare me stesso alla vista del suo movimento. Non ho mai preteso di essere nient’altro che un sognatore. Non ho mai prestato attenzione a chi mi ha detto di vivere. Sono sempre appartenuto a ciò che non sta dove mi trovo io, e a quello che non sono mai potuto essere. Tutto ciò che non è mio, per quanto infimo, è sempre stato poesia per me. Non ho mai amato nulla. Non ho mai desiderato niente se non quello che non potevo immaginare. Alla vita non ho mai chiesto altro che di passarmi accanto senza che la sentissi. Dall’amore ho preteso soltanto che non cessasse mai di essere un sogno distante. Nei miei stessi paesaggi interiori, irreali tutti, è stata sempre la lontananza ad attirarmi e gli acquedotti che svanivano – quasi nella distanza dei miei paesaggi sognati, avevano una dolcezza di sogno in relazione alle altre parti del paesaggio, una dolcezza che faceva in modo che li potessi amare.
(Fernando Pessoa — Il libro del’Inquietudine)

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